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Dino Cautero Vito Sutto , Scrivendo d'Arte, 1977-2002 Quella che a prima vista puo` sembrare una lavorazione materica non è il dato maggiormente evidente nella pittura di questo artista. La sua comunicazione è sostanzialmente visualizzabile, immediata, incisiva, talvolta agressiva, e rinfrangendosi in uno specchio di luce dimostra una sua struttura, un’ossatura determinata. Parliamo di luce, parliamo di colore. Forse in questo artista dovremmo distinguere due momenti che vivono entrambi il carattere meditativo, mentre attraverso una prima fase, (non parliamo in senso temporale quanto piuttosto di realizzazione), le superfici contrastate si innestano in quelle piane, determinando quella che è stata definita “pittura di temperamento”, in una seconda gli impasti risultano ammorbiditi, le tonalità semplificate attraverso il passaggio all’aquerello, alieno dall’organicità ogettualizzata. Ed è proprio nell’ aquerello che Cautero si libera del concetto paesaggistico classico, tralasciando volutamente certe regole, sfuggendo all’incubo naturalistico del razionale, trasferendosi nell’infrangibilità del sogno. I dettami della fantasia omnicomprensiva, si traducono in tal modo nei cieli tempestosi e nelle nature drammaticamente intense, dove la realtà viene esorcizzata a unico beneficio di una visione solare della natura. Tuttavia nulla di definitivo o di assoluto viene qui riproposto a chi guarda. Tutto è interpretato attraverso lenti deformanti che soltanto vincono la legge del racconto e del tempo. |
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