Alla ricerca della luce perduta

F. Bellano, Avvenimenti, 15 Febbraio 1984


"Per me la pittura è una missione!" Con questa dichiarazione pronunciata con veemenza e profondo convincimento il pittore Dino Cautero (non amo essere definito artista o chiamato maestro, mi basta essere pittore) ha forse involontariamente e felicemente riassunto il motivo d'essere più recondito e finemente spirituale della sua pittura.

Una pittura limpidissima e trasparente, come le intenzioni che ne decretano la nascita, rinascita e continua evoluzione.Una pittura che sgorga fluida e prepotente dall'inesauribile sorgente di un animo sensibile, profondamente ricettivo ed attento alle travagliate problematiche che avviluppano cuori e menti, appannando sentimenti ed emozioni, di noi esseri umani alle prese con un mondo non sempre generoso, anzi, spesso cattivo e che incattivisce. Al degrado dell'"io positivo", Cautero contrappone una pittura sentita, intensamente lirica, a tratti dominata da un accento di religiosità (nel senso più ampio della parola) splendidamente reso dalle masse luminose dei più recenti acquerelli, pur rifugendo, quasi totalmente, all'uso del segno.


Le donne, i paesaggi, le anime

Quelle di Cautero sono donne famose ormai. Donne evanescenti, bellissime e tristi, occhi senza meta su bocche rosse e sensuali. Emanano un fascino enigmatico ed oscuro nonostante i sottili veli di colore volessero lasciar intravvedere, oltre le avvenenti forme, l'origine di tanto tormento interiore. I paesaggi dallo splendore quasi fatale, luminose e sintetiche macchie di colore ammantate di un silenzio che suggestiona e vibranti di sottile attrazione.

E le anime apparentemente senza meta ed inesorabilmente immerse in un limbo (che è dentro noi stessi?)in lenta processione verso "la luce" che li abbaglia e li guida. Come non pensare al travagliato uomo dei nostri giorni? Come non vedere in quelle meste figure ognuno di noi?


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